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visitato *loading* volte
subito dopo la sbandata.
apro la portiera,
guardo l'erba che mi circonda,
erba alta,
in attesa delle cure di qualcuno.
mi permetto di sentirmi al sicuro e salvo,
potrei anche sbagliarmi (e questo è il bello)
ma spero di aver ragione.
ascolto musica inconfessabile,
e non provo vergogna.
nel buio.
pedalo.
sembro un rapinatore d'altri tempi,
peccato non avere un passamontagna.
nero, che domande.
nessuna luce,
solo il rantolo a segnalare la mia presenza.
alla fine doveva capitare,
se c'è sempre una seconda volta,
la prima è un passaggio obbligato.
forse era solo per spazzare via quella polvere,
su cui ormai mi ero abituato a disegnare.
piccole figure, dalla vita brevissima.
riempivano attimi, pomeriggi, serate,
e poi svanivano, nel grigiore che mi è tipico.
ciò non significa che sia cambiato qualcosa,
anzi.
ma mi riservo di attendere.
parole sentite troppe volte per emozionare.
un po' come la favola di "al lupo al lupo".
il lupo, se esiste, non fa più paura.
reiterare la finzione può farla diventare realtà.
baciare la propria insensibilità.
non provare niente.
assolutamente niente.
se non paura.
nessuna parola,
solo un sorriso.
ritorna l'immagine dell'imbuto (anche se non era proprio l'imbuto)
fatto sta che di bocconi, di stralci ce ne sono.
ma mai niente di finito,
si blocca tutto troppo presto.
rimedio.
comincio quindi con una tartare di futilità,
il resto verrà riscaldato poi.
andare a dormire frettolosamente
e svegliarsi più tardi possibile.
l'illusione di allontanarsi,
per poi svegliarsi ancora impigliati nelle proprie parole.
ritiro la macchina.
alzo gli occhi,
c'è ancora lei.
piena e luminosissima.
eppure mi sembra passato così poco,
ancora la luce,
ancora le ombre,
ancora le mie ombre.
sarà,